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11set/100

London – My Two Cents

Da dove potrei iniziare per descrivervi il mio confuso pensiero sulla capitale inglese? Certamente dovrei premettervi che la durata della mia vacanza è stata di poco meno di una settimana, e che è stata una vacanza di tipo turistica modello "vediamo tutto il possibile nel meno tempo possibile". Turisticamente poco mi è rimasto da vedere, un po' più sconosciuta invece è la vera essenza dell'Inghilterra. Sebbene ritengo impossibile riuscire a conoscere una cultura in poco meno di una settimana, penso di non aver visto quasi per nulla la vera vita inglese, ma se vogliamo a Londra temo sia molto difficile farlo.

Parto da questa premessa per parlare degli Inglesi tipici che ho incontrato: praticamente nessuno. Partendo da Roma con le sole conoscenze stereotipate dell'inglese medio, mi aspettavo una Londra piena di biondini dalla dubbia capigliatura e guance rosse da capillari rinfreddoliti. Mi sono ritrovato invece in una città talmente eterogenea che difficilmente sono riuscito a distinguere i turisti dai locali. Devo ammettere che nonostante la mia immodesta capacità di saper ignorare qualsiasi cosa mi circonda di dubbio interesse, ho provato un fascino piuttosto vivo per la semplicità con cui chiunque riesca a passare inosservato tra la gente. Non voglio mettermi a parlare di integrazione e di pesanti parole dal significato abusato e troppo soggettivo. Parlo della semplice capacità, o abitudine se vogliamo, di avere a fianco in metropolitana un tipo qualunque, che fa qualunque cosa: dal tipo distinto in giacca con tre birre finite e una lattina aperta, all'artista vestito con stracci e l'iphone in mano che gioca al sudoku, all'indiano che sembra uscito da un film di Bollywood pieno di colori, all'operaio raffreddato con la faccia sporca di vernice, alla vecchia in canottiera che mostra un decollettè da film horror, all'uomo distinto che sembra uscito ora da una bara. Mi potreste obbiettare che un quadro simile lo si può osservare anche sulla metro di Roma. E io vi risponderei semplicemente: "In questo quadro, le persone si sorridono."

Del resto, che la città sia viva e piena di attività lo si capisce dalle vie dello shopping. È sicuramente vero quel motto che prevede il primo viaggio a Londra per il turismo e i seguenti per la moda. Se il cibo è decisamente caro e, schifosamente (nel senso cattivo del termine), vario, per la moda i prezzi sono decisamente vantaggiosi e in effetti avrei potuto tranquillamente rifarmi il guardaroba in un paio di settimane se ne avessi avuto il tempo. Certamente avessi l'opportunità di tornare a Londra, porterei la valigia semi vuota e il portafoglio carico.
Tornando al capitolo cibo, non ho mangiato praticamente nulla di inglese tradizionale. Londra è piena di ristoranti (o bettole) etnici, dalla cucina indiana e le varie orientali molto frequenti a più o meno cucine di tutto il mondo. Cercando comunque di evitare quelle italiane e quelle talmente speziate che già da dieci metri di distanza si sente l'odore che vi porterete addosso per tutta la durata della possibile digestine di tali piatti, si arrivano a pochi e rari locali decenti in cui servono qualcosa di digeribile e sostanzioso, ma certamente i prezzi non sono dei più abbordabili. Anche qui la mia "italianità" mi ha certamente reso un pelo troppo esigente.

Non vi sto qui a descrivere la Londra turistica, quella da cartolina. Sarebbe un inutile elenco di meraviglie che conoscete tutti e che semplicemente vi consiglierei di visitare.
Permettetemi però di esaltarvi Westminster Abbey: un incredibile insieme di stili e di monumenti messi assieme che racchiudono tutta la storia inglese degli ultimi mille e più anni sottoforma di arte. Immaginatevi un immensa chiesa in cui ogni Re che si è seduto al trono abbia deciso di farci costruire un piccolo monumento, una tomba, una cappella in stile del tutto arbitrario rispetto agli stili precedenti, praticamente in una posizione casuale, e avrete talmente tante cose da vedere che il vero peccato è che prima o poi, noi turisti, dobbiamo andarcene. Fortunamente (per i sacerdoti e per le guide dell'abbazia) il divieto di fare foto mi ha impedito di chiudermici dentro a immortalare ogni piccolo particolare. Fantastica.

Tornando invece alla Londra-for-dummies, nota negativa per l'underground: temperature sahariane, ricambi d'aria assenti, stragrande maggioranza delle stazioni inaccessibili ai disabili, scale mobili da contare sulla punta delle dita, assenza di ascensori e assurdi percorsi da thriatlon tra una linea e l'altra con ostacoli tipo gradini mangiucchiati e scale in salita che portano a scale in discesa che portano al nulla (ma se una linea è chiusa, perché non la chiudono all'inizio del percorso e non alla fine?). Tra i sedili scorrazzano bacarozzi di dimensioni ragguardevoli.
Chiaramente la notevole quantità di linee è ottima per spostarsi, ogni zona della città si raggiunge abbastanza velocemente e, a parte qualche fermata molto centrale, difficilmente vedrete le calche che si vedono ad esempio nelle metro romane.
Per le Olimpiadi 2012 c'è molto da lavorare sotto questo aspetto.

Devo ammettere che Londra è una città che facilmente convince. Soho di sera è un emozione di luci e di vita rara da vedere. Di giorno forse il clima ed il cielo inglese lasciano parecchio interdetti, ma al tramonto Londra ha un fascino del tutto particolare, un fascino che difficilmente può essere descritto e che è impossibile da trovare in cartolina. Certamente sono sicuro che sono rimasto soddisfatto solamente perché in effetti ho conosciuto solo il volto della città, mai addentrandomi nei meandri della convivenza, mai avvicinandomi alla routine quotidiana londinese, mai assaporando la vita anglosassone. Ma, per concludere questo piccolo giudizio visto dagli occhi di un piccolo turista, rispetto alle altre, poche, città visitate che mi hanno tentato, Londra è certamente quella che mi ha convinto e sorpreso maggiormente.

Soddisfatto.

2set/102

London 2010 – Foto

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