La prima potatura
La tristezza è quando allo specchio, alzando gli occhi, si nota come la genetica sia più forte di qualsiasi lozione fermatempo.
I capelli ci sono, certo, ma ci sono e non ci sono. Grosse radure rosa si estendono da ogni parte del capo, facendomi sembrare vecchio, stanco, e soprattutto mi fanno sembrare troppo intelligente.
Si sa che chi pensa molto scalda troppo il cervello e a risentirne sono i bulbi piliferi. Lo dice la scienza!
Non a caso i più grandi scienziati sono calvi (Einstein, detto il capellone, usava chiaramente farsi trapiantare i capelli da una capra riccia delle ande).
E così armato di odio verso l'umanità intera, e dei geni che da entrambe le famiglie non mi davano speranze di mantenere la mia chioma da virile uomo copertina dei peggiori Harmony da due euro, mi accingevo a caricare la macchinetta per darmi una bella potatura.
E così settai la macchinetta a 1 millemetro.
E l'avvicinai alla testa.
E poi l'allontanai.
Due millimetri è meglio, in fondo non sono ancora calvo.
E l'avvicinai alla testa.
E poi l'allontanai.
Mi chiesi perché avrei dovuto farlo, proprio in quel momento. Avrei potuto rimandare a dopo il 2012, sperando che le profezie di Voyager si avvereranno.
Poi mi guardai allo specchio, vidi un giovanotto con i capelli da vecchio, che sembrava uscito da un party del millesettecento.
Accesi la macchinetta.
L'avvicinai alla testa.
La poggiai alla testa.
La mossi con un deciso movimento verso l'alto.
Addio, mondo crudele.
Il primo ciuffo cadde verso il basso.
Fu un lavoro estenuante, talmente estenuante che in effetti avevo parecchi capelli da tagliare. La macchinetta alla fine era agonizzante e scarica.
Al principio sembrai un uomo sotto chemio, in effetti avere i capelli cortissimi all'improvviso sembra più una malattia che la liberazione dalla satanica stempiatura.
Poi, piano piano, mi abituai al mio nuovo aspetto da testarosa, in effetti mi piaceva, potevo addirittura dire che dopo tanto tempo mi sentivo piuttosto libero.
Finalmente non mi fissavo a guardare l'attaccatura dei capelli che piano piano andava sempre più in alto. Adesso i capelli non c'erano praticamente più.
Mia madre probabilmente mi ha considerato (anche lei finché non si è abituata) un criminale, o ancora peggio, un giovane. Le sue parole: "Ma Luca, solo i giovani si fanno i capelli così".
Non capisco cosa voglia intendere, ma credo che il sottinteso sia molto peggio di quello ad una prima analisi possa sembrare.
Almeno, affronterò la fine della mia giovinezza con un taglio alla moda.
Tranquilli – Blog News
Non mi sono scordato del blog.
Ma tante volte quello che vorrei scrivere non vuole uscire in formato umano (da leggere come: "i miei pensieri sparsi sono talmente sparsi che rischierei di scrivere periodi da ricovero in un istituto psichiatrico").
Nel frattempo ho ripreso il dump del vecchio blog e piano piano reinserirò i vecchi post, li troverete nell'archivio del blog o scorrendo indietro il calendario. Sempre che tra il dire e il fare non mi venga in mente qualsiasi altra cosa da qualsiasi altra parte che occupi il mio tempo.
Ho aggiunto il reCAPTCHA per prevenire un po' di spam eccessivo.
Questa moda dell’inverno…
Mi farebbe veramente piacere sapere da lor signori per qual motivo, se io mi lamento dell'inverno, mi viene rinfacciato che il freddo è naturale e che i telegiornali esagerano parlando di freddo persistente-preoccupante.
Poi d'estate, mentre lor signori si lamentano dei trenta (normalissimi e italianissimi) gradi, gli risulta strano (se non addirittura sconcertante) che io vada saltellante come un grillo carico d'energia verso qualsiasi avventura mi si prospetti.
Se poi lor signori amano tanto il freddo continentale, potrebbero armarsi di valigia firmata in-siberia-sono-tutti-allegri e andarsene a quel paese.
Sonno o son pesto?
Entro Pasqua il mio obiettivo è togliere il pisolino pomeridiano di tre ore (all'anima del pisolino direte voi) dalla mia routine quotidiana.
Oggi sto andando avanti provando una cura drastica, impedendomi di stendermi sul letto e concedermi lo switch-off cerebrale, e mi sento uno zombie. L'abbiocco così com'è venuto è restato. Sento l'eco dei miei pensieri sbattere sulle pareti del mio cranio. Solo il Dio caffeina può salvarmi. Ho paura di un colpo di sonno al pc, rischierei di qwertizzarmi il naso.








