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21dic/112

Official Trailer – The Hobbit

 

Peter Jackson dovrebbe fare solo questo tipo di film. Manca ancora un anno all'uscita. Mi chiedo però perché abbiano diviso il libro in due parti, non ricordo fosse così complesso (e così lungo). In un unico film di tre ore potevano farci entrare tutto. Vedremo.

24mag/100

Robin Hood (2010)

RobinHood_PosterRidley Scott torna a dirigere un film in costume col suo attore preferito Russell Crowe.  Il risultato è soddisfacente solo in parte, forse proprio per una costante voglia di ritornare all'epica de "Il Gladiatore" forzando troppo la mano sui punti sbagliati di un film che nonostante errori marchiani, intrattiene e diverte.

Robin Longstride è un arcere che dopo aver combattuto la crociata di Re Riccardo, si ritrova a dover tornare in patria dopo aver assistito alla caduta del Re per mano dei Francesi. Preso il posto di Sir Robert Loxley per riuscire a tornare in Inghilterra sfuggendo ai francesi, si troverà immischiato in un gioco al potere del Principe Giovanni (incoronato Re) e i Baroni dell'Inghilterra feudale che vessati e martoriati dalla guerra, devono difendersi sia dai francesi che preparano l'invasione, sia dall'incompetenza del nuovo Re che li porterà al limite della guerra interna.

RobinHood_3Storicamente il film è ineccepibile, i personaggi veramente esistiti si incastrano in una trama politica, ovviamente romanzata, non troppo dissimile da quello che successe alla fine del XII secolo in europa: la morte di Re Riccardo in terra francese, la sfida di Filippo II all'Inghilterra, la lotta interna tra la fazione del cancelliere Guglielmo e i Baroni contro Giovanni.

In tutto questo la figura di Robin Longstride trova un senso diverso dalla solita figura narrata (talvolta abusata) in centinaia di apparizioni letteraria e cinematografiche. Scott cerca di raccontare i fatti antecedenti le scorribande da principe dei fuorilegge, quando ancora il nome Robin Hood non era stato pronunciato. La prima parte del film è certamente ottima e sorprende per l'incastro della difficile figura di Robin Hood con il mondo e i numerosi personaggi che ne prendono parte. Non è male, anche se un pelo troppo pretenziosa, la sottotrama con Lady Marian e lo scambio di identità.

E' dopo questo inizio però che il film trova i maggiori intoppi. Robin Hood sembra trascinato dagli eventi senza avere una personalità del tutto forgiata, come se fosse credibile che un Robin Hood di quarantasei anni (tanti ne ha, e purtroppo ne dimostra, Russell Crowe) sia ancora un ragazzo che non sa nulla della vita e che si chiede ancora perché il padre lo abbia abbandonato in tenera età. Questa crescita spirituale di Robin tra l'altro viaggia a salti non continui, in un azione vedremo Crowe piangere sulla propria orma di quando era bambino e nella scena dopo sembrare un vecchio nobile inneggiare la folla per l'Inghilterra e per il regno.

RobinHood

A questo ci si aggiunga la mai espressa storia dei personaggi secondari, Little John è per lo più una comparsa dalla faccia dura, lo sceriffo di Nottingham un idiota senza ruolo. L'apoteosi della narrazione si ha nella battaglia finale, infilata nella storia solamente per ricordarsi che "Il Gladiatore" era un film riuscito e questo meno, intrattiene sicuramente, ma vedere Lady Marian in armatura combattere contro i francesi è risibile e arrogantemente fuoriluogo.

Se accettiamo l'ipotesi di vedere un Robin Hood fuori dagli schemi (tra l'altro un arcere che in due ore di film lancia al massimo una decina di frecce la dice lunga) e azzeriamo la nostra voglia di vedere una trama lineare per tutta la sua durata, allora il film convince come storia cavalleresca di un tempo affascinante e politicamente movimentato (nota di merito per le ricostruzioni ambientali e dei costumi storici). Dall'altra, se cerchiamo un Robin Hood che sappia darci la soddisfazione fanciullesca di essere un antieroe con l'anima dura ma giusta, dovremo aspettare la prossima versione della leggenda.

Voto 6.5

20apr/100

WALL•E (2008)

walle-lLa Pixar fa centro un'altra volta. Difficile in effetti dubitarne dato che la casa cinematografica californiana non ha mai sbagliato un colpo.
WALL•E (Waste Allocation Load Lifter Earth-Class) è l'ultima unità robotica rimasta sulla terra. La sua direttiva è la pulizia del pianeta e la compressione dei rifiuti in cubi. La terra è futuristicamente molto vicina all'idea pessimistica degli ambientalisti contemporanei: un cumulo di rifiuti creati dall'uomo che hanno distrutto quel che rimaneva dell'ambiente. La razza umana infatti, viene raccontato nella seconda parte del film, ha abbandonato la terra quando l'inquinamento divenne insostenibile e i rifiuti non hanno più consentito la vita sul pianeta.

WALL•E si ritrova dunque, dopo 700 anni dall'abbandono umano, ancora sulla terra a compiere il suo lavoro, giorno dopo giorno come un piccolo operaio instancabile. Durante la lunga permanenza sul desertico pianeta ha avuto modo di comprendere la vita umana e di replicare quelle piccole cose che ci distinguono dalle macchine. L'evento che scombussolerà la vita del piccolo robot avviene con l'arrivo sulla terra di EVE (Extraterrestrial Vegetative Evaluator) unità robotica con la direttiva di esaminare il pianeta in cerca di una ripresa ambientale che consentirebbe agli umani di riconsiderare l'idea di tornare sulla terra. EVE  ci viene presentata, grazie alla meravigliosa capacità espressiva dei tecnici della Pixar, come un'unità femmina, che farà inammorare l'umanizzato WALL•E.

walle_6-lNello scenario apocallitico si muovono questi apparentemente piccoli e semplici personaggi, che riescono perfettamente a bilanciare il tema ambientalistico-catastrofico con la loro storia, un po' poetica un po' infantile, che farà sorridere e pensare gli adulti e farà incantare i bambini. Non c'è dubbio che la Pixar sappia rischiare con sceneggiature in bilico tra il serio e l'intrattenimento, anche stavolta la scelta è stata vincente. L'unico appunto che si potrebbe valutare, e lo scrivo solo per non sembrare a senso unico, è l'insistita ricerca della citazione cinematografica. Non vi sfuggirà sicuramente la scopiazzatura (che forse va oltre alla semplice citazione) dell'HAL9000 di 2001 Odissea nello Spazio. Non vi sfuggirà nemmeno la somiglianza, negata dalla Pixar, di WALL•E con Johnny 5 di Corto Circuito.

Ci sarebbe molto altro da dire. Si potrebbe insistere sulla capacità espressiva dei protagonisti, che non vi faranno pesare in alcun modo l'assenza per larga parte del film di dialoghi. Si potrebbe parlare (e molto) della triste prospettiva dell'umanità a una vita larvale e virtuale. Si potrebbe approfondire l'analisi ambientale, ma come la visione della pellicola insegna, l'importante è suggerire certi temi, starà all'onesta intellettuale del lettore-spettatore andare ad approfondire ogni aspetto della propria vita su questo pianeta, ed oltre.

Prendiamo però WALL•E per quello che è: un film d'animazione magnificamente ispirato, da vedere col sorriso sulle labbra. Voto 7.5.

28mar/101

ET, l’odioso e vomitevole essere

Riguardando ET su italia 1, a circa 20 anni dalla prima volta che l'ho visto, mi vengono in mente le seguenti considerazioni.
- E' uno dei film più brutti e senza trama mai girati.
- ET non ispira ne simpatia ne empatia, ispira violenza e schifio.
- "Elliott", dopo aver visto 8 stagioni di Scrubs, è un nome da donna.
- Sono razzista con la razza di ET, li estinguerei solo per l'aspetto fisico.
- Gli effetti speciali (vincitori dell'Oscar 1983) sono peggiori di quelli di Spaceballs, di gran lunga.
- La musica di John Williams è sempre la stessa per tutti i film che ha fatto. E vince sempre un Oscar.
- ET è veramente brutto, ma non nel senso di "brutto-ma-buono", ma nel senso "brutto-ma-puzzerà?".
- Se ci fosse il mio collega Gianluca al dito di ET-che-vuole-telefonare-a-casa direbbe: "Sai cosa ci puoi fare con quel dito? [...]". Ometto la naturale conclusione della frase.
- Anche dopo due doppiaggi ET parla solo ruttando.
- ET ha la stessa testa di Johnny 5 ricoperta di pelle. In effetti anche Johnny 5 è parecchio brutto e si esprime con un sintetizzatore vocale ruttante.
- Sogno un film Alien Vs Predator Vs Quel-coglione-di-ET.

6mar/101

Alice in Wonderland (2010)

alice_in_wonderland_poster_piccAvevamo lasciato l'Alice della Disney appena risvegliata dal sogno del Paese delle Meraviglie. L'Alice della Disney era poco più che bambina, ma nel suo sogno faceva vedere una delirante logica per piccini, ma soprattutto per grandi. Personaggi meravigliosamente geniali nella loro logica diverbiale e nella poesia di un mondo sorprendente.

Sebbene l'Alice della Disney era una trasposizione poco fedele al libro di Carroll, ne conservava lo spirito giocoso dell'uso di logica ferrea, regole linguistiche stravolte, parodie e personaggi deliranti, dando al mondo visto da Alice una maturità intrinseca che da fiaba per bambini lo trasformava in un opera matura.

Proprio in questo fallisce Tim Burton.

Alice (Mia Wasikowska) ora è una ventenne, ricorda poco del suo primo viaggio nel paese delle meraviglie e pensa che sia stato solamente un sogno. Partecipando a un vittoriano e noioso party, scopre di essere al centro dell'attenzione come promessa sposa di un giovane nobile dall'aspetto e dal comportamente risibile. Scappando dalla responsabilità di prendere una decisione si troverà a rincorrere un coniglio bianco in una buca sotto un albero, attraversando così il varco del paese delle meraviglie.

Alice-in-Wonderland-piccDopo un inizio promettente, è proprio il Paese delle Meraviglie ad essere tutto fuorché meraviglioso. I personaggi incontrati non hanno nulla di meraviglioso, hanno un comportamente normalissimo e a parte l'aspetto, seguono una logica del tutto comprensibile, il Cappellaio Matto (Johnny Depp) non è matto, lo Stregatto è noioso, il Brucaliffo è inutile. In questa versione fanno tutti parte di una sorta di carboneria contro la Regina di Cuori (con il suo esercito di carte), interpretata da Helena Bonham Carter, dura regnante del Paese. A contestarne il trono c'è la buona Regina Bianca (con il suo esercito di Scacchi) interpretata da Anne Hathaway.

La trama risulta del tutto lineare, addirittura la battaglia finale (avete capito bene, "battaglia finale", nemmeno fosse il Signore degli Anelli) con il drago risulta prevedibile nonché fuori da ogni prospettiva di ribaltare il noioso proseguire della storia. Non ci sono dialoghi brillanti, non c'è alcuna poesia, non c'è nemmeno una figura retorica inserita casualmente. I personaggi sono un vago ricordo di quello che erano stati. Il finale tra l'altro, sembra inserito solamente per far finire il prima possibile il film.

I problemi del film sono tanti, la sceneggiatura è manchevole, la regia di Burton cala d'intensità con l'avanzare di Alice nel Paese della Prevedibilità, perfino il 3d risulta inutile, e dopo i dubbi che avevo espresso su Avatar (se quello era un buon 3D qui dobbiamo parlare di disfatta clamorosa) penso sempre di più che sia una tecnologia utilizzabile e godibile da quei pochi che pensano di vedere in 3d nella vita reale.

Alice-in-Wonderland-Johnny-Depp-Cappellaio-MattoNota a margine per il trucco e la fotografia: perfetta, i personaggi sono "disegnati" benissimo. Il fascinoso Depp/Cappellaio svetta su tutti, peccato che si tratti di un Cappellaio Savio.

Forse la mia è una stroncatura basata sul confronto con il capitolo animato della Disney, ma la mia delusione su quello che poteva essere e invece non stato è tanta. Ci voleva molto poco per fare un bel film, e invece Burton sembra un regista a cui sia stata affidata una sceneggiatura poco brillante senza aver la possibilità di poterla modificare per renderla quantomeno godibile. Ne esce un film che ci scorderemo, volentieri, presto.

Voto 4,5.

6feb/101

Avatar (2009)

Destino ha voluto che anche io vedessi questo film. avatar_poster

Cameron non è mai stato un regista da idee geniali, piuttosto un ottimo osservatore delle idee geniali che ci circondano. Dieci anni fa gli proposero di girare un film completamente in 3d e lui declinò l'invito dichiarando che la tecnologia non era ancora pronta per il grande passo. Oggi questa tecnologia c'è, sebbene ritengo che ci siano ancora molti margini di miglioramento nelle riprese degli ambienti reali, al contrario di quelli in computer grafica che non soffrono della mancanza di messa a fuoco dei soggetti alle varie distanze, il film è godibilissimo.

Parlando della trama non sorprende, tornando al punto iniziale, che la storia sappia di "già visto". In molti hanno canzonato Cameron di aver semplicemente preso la storia di Pocahontas proponendone la versione nell'anno 2154.
Gli umani provenienti dalla terra, "stranamente" con mentalità statunitense, tentano di insediarsi nel remoto pianeta Pandora alla ricerca di giacimenti di unobtanium, un minerale dall'altissimo valore monetario. Pandora è un paese poco ospitale per la razza umana, la natura selvaggia e gli abitanti (i Na'vi) rendono ovviamente difficile l'insediamento umano, tanto che le due razze sono sul bilico di una guerra.

Un Avatar è un involucro biologico dall'aspetto Na'vi che può essere controllato dalla mente umana, una sorta di corpo alternativo destinato allo studio della vita del popolo tecnologicamente arretrato che vive su Pandora.
Jake Sully è un ex-marine reintegrato appositamente per infiltrarsi nel popolo Na'vi e convincerli, secondo il volere del cattivissimo Colonnello Quaritch, a spostare il proprio sacro villaggio altrove, causa un enorme giacimento guardacaso collocato proprio sotto il villaggio-albero dei Na'vi.

avatar-jake_neytiriOvviamente proprio come in Pocahontas, l'eroe Jake sarà combattuto interiormente per il pericolo che incombe sul popolo nativo. Aiutato dalla bella Neytiri, di cui ovviamente si innamorerà, si ribellerà alle scelte umane e guiderà la sua nuova "gente" verso la guerra contro gli umani.
Lo spettatore, come Jake, compierà un viaggio visivo, prima rimanendo affascinato dal nuovo mondo, poi innamorato degli abitanti (non a caso Neytiri è interpretata dall'affascinante Zoe Saldana, già vista in Star Trek), infine uscirà dalla sala con la soddisfazione, una volta tanto, di aver visto il capitalismo sconfitto.

Una favola, gradevolissima, che soffre di un eccessiva ricerca della leggerezza. Non vedrete scene violente, non vedrete il drammatico nemmeno laddove il film propone di esserlo. Il 3D è il valore aggiunto del film, ma personalmente non mi ha convinto. Le scene in cui il 3d riesce veramente a mostrare la sua potenza sono le scene di contorno, costruite a computer, inutili per la trama del film, anzi talvolta sembrano fuoriposto e posizionate strategicamente per far ricordare allo spettatore che ha sul naso degli occhialini fastidiosissimi.

Il marketing devo ammettere ha agito bene, fin troppo. La pomposità degli slogan e l'asfissiante pubblicità l'hanno portato ad essere il candidato principale degli Oscar e, più importante, ad essere il film con l'incasso maggiore nella storia (con 10 euro a biglietto per il 3d) ma sinceramente trovo il film abbondantemente sopravvalutato nonostante, ripeto, sia un film assolutamente da vedere.

Voto: 7.5

24gen/100

Silent Hill (2006)

SilentHill_locandina

Visto stasera al cinema (la recensione è stata pubblicata per la prima volta nel 2006, nda. Rivisto in DVD oggi).
Una donna viene portata a causa dell'insonnia della figlia a Silent Hill. Silent Hill è una città senza abitanti, evitata da tutti in quanto divampa un enorme incendio sotto le sue fondamenta, questo causa tra l'altro un incessante nevicata di cenere. Silent Hill ha però una vita nascosta, mutanti e incubi vagano senza metà nella città, inutile dire che si scaglieranno con il primo essere vivente che vedranno (e spesso anche tra di loro).

Questo film ha pregi e difetti, i maggiori pregi sono l'essere nettamente in linea con la serie di videogiochi (direi perfetta la realizzazione grafica e buono il sonoro), ambientazioni e mostri sono fatti molto accuratamente ("testa a piramide" su tutti, l'essere più carismatico del film).
I difetti sono abbastanza grossolani purtroppo. Il film è diviso in due parti, la prima è "Silent Hill" e cioè la trasposizione a film del gioco, quindi ottima grafica, ottima suspance, ottimi mostri, ma assenza assoluta di trama razionale. La seconda parte è molto più pensata da uno sceneggiatore che da un mostrologo. Quindi più trama (spiegazione sommaria degli avvenimenti, colpevolizzazione del vero colpevole, eccetera) ma assenza di mostri (testa a piramide sparice purtroppo), eccezion fatta per il mostro finale, e tiferete per lui, e proprio per questo non è per niente carismatico. La prima parte è sicuramente migliore per chi, come me, ama i mostri, fa il mostrologo di professione, e ha giocato a Silent Hill, perché sicuramente chi non ne ha mai sentito parlare non ci capirò niente, penserà che tutto sia a caso, e invece no.
Testa a piramide Ad esempio: chi non ha mai giocato a Silent hill cosa volete ne sappia dell'ECLISSI? Spiegazione: nel gioco ogni volta che c'è un eclissi sta per comparire un nuovo superdemone a darvi la caccia. L'eclissi finirà quando rimandere il superdemone al creatore.
La seconda parte è messa apposta per chi non ha mai sentito parlare di Silent hill, spiegazioni ridondati, trama che non c'entra nulla con Silent Hill ma di un horror di buon livello. Ma perde parecchio fascino.

In conlcusione: chi ama Silent hill è contento delle prima parte e deluso in parte dalla seconda, chi non ama Silent Hill non capirà niente della prima parte e si gusterà un buon finale da horror classico nella seconda.

VOTO per chi ama Silent Hill: 7
VOTO per chi non conosce Silent Hill ma ama l'horror: 7
VOTO per tutti gli altri

24lug/080

The Dark Knight (2008)

L'ultimo attesissimo episodio di Batman è sicuramente un gran film, ma con pecche da non sottovalutare e poche novità.

dark_knight_posterInizio subito nel dire che mi riserbo il diritto di rigiudicare il film dopo averlo visto in lingua originale, credo che il doppiaggio italiano sia molto influente nella valutazione della recitazione degli attori, e se da un lato dobbiamo constatare di nuovo la poca credibilità della vice di Claudio Santamaria su Bale/Batman, dobbiamo dire che la prova di Adriano Giannini nel doppiaggio di Ledger/Joker è buona, ma temo che comunque si perda qualcosa rispetto alla voce originale del attore scomparso troppo presto dal nostro mondo.

La trama del film è abbastanza lineare, parte dalla fine di Batman Begins quando viene annunciato l'arrivo del Joker e ne fà vedere l'ascesa nel regno del crimine di Gotham. Non viene spiegata la nascita di questo pazzo e brillantissimo criminale così come è mostrato nel Batman di Tim Burton, fortunatamente qui si parte già col Joker in piena azione. Durante il film vi sono diversi intensi dialoghi in cui il Joker si prende tutta la scena, in un crescendo di tensione e drammaticità lo stesso Joker ammette che se da una parte c'è l'eroe, dall'altra deve esserci un antieroe come lui. Ed è proprio qui che Nolan ha fatto centro con il Joker, presentandolo come un uomo, un pazzo, ma pur sempre un uomo.

dark_knight_jbContemporaneamente c'è la storia di Harvey Dent (Aaron Eckhart), che in maniera piuttosto diversa dal fumetto subisce un lungo processo di trasformazione prima psicologica e poi fisica che lo porterà ad essere l'amato squilibrato Due-Facce, anche qui Nolan ha centrato l'obiettivo di rendere la storia plausibile e realistica cinematograficamente. Peccato per la presenza di Maggie Gyllenhaal nel ruolo che fu di Katie Holmes nei panni Rachel Dawes, amata da Bruce Wayne e da Harvey Dent, troppo scialba e poco convincente.

Alla fine lo sviluppo di questi personaggi (compreso quello dei vari Gordon, Alfred e Lucius) probabilmente ha reso Bruce Wayne l'unico personaggio non approfondito e Batman un burattino messo al servizio del criminale di turno che si prende tutta la scena. La trama troppo lineare è un susseguirsi di scena parlate a scene d'azione, senza nessun colpo di scena ne intrecci troppo aggrovigliati, il trio Gordon-Dent-Batman viene sempre sormontato dalla scene del Joker e si arriva alla fine del film pensando che si poteva fare di più.

Insomma, un film curato nei dettagli che si perde un po' nella voglia di non appesantire troppo la trama. In effetti troppi personaggi creano una sceneggiatura difficile da districare, ma la sensazione che forse si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio resta.

Voto: 8.0