Canzone del mese (4)
Non è il video ufficiale, ma ne è simpatica la storia che potete leggere qui.
MGMT
Kids
You were a child,
crawlin' on your knees toward it.
Makin' mama so proud,
but your voice was too loud.
We like to watch you laughing.
You pick the insects off plants.
No time to think of consequences.
Control yourself.
Take only what you need from it.
A family of trees wantin',
To be haunted.
Control yourself.
Take only what you need from it.
A family of trees wantin',
To be haunted.
The water is warm,
but it's sending me shivers.
A baby is born,
crying out for attention.
Memories fade,
like looking through a fogged mirror
Decision to decisions are made and not bought
But I thought, this wouldn't hurt a lot.
I guess not.
Control yourself.
Take only what you need from it.
A family of trees wantin',
To be haunted.
Control yourself.
Take only what you need from it.
A family of trees wantin',
To be haunted.
Teoria semiseria sul superscemo 2.0
Ho sempre invidiato chi riusciva a scrivere bellissimi pezzi senza aver veramente nulla da dire. Specie di superacazzole come fossero antani pubblicate su blog. Qualcuno riesce addirittura a farsi apprezzare e ricevere dei commenti piacevoli del tipo ancora più irragionevoli, sequele di parole messe a caso puramente con lo scopo di far sapere al mondo: "ehi anche io ho qualcosa da dire". Che poi veramente nessuno ha niente da dire lo si capisce quando si iniziano a mettere parole altrui, o meglio, si iniziano a mettere sproloqui altrui sui propri blog addirittura ringraziandone l'autore per la splendida punteggiatura, anche perché ringraziare qualcuno di mettere parole a caso su un proprio blog e appropriarsene mi sembra ancor più irragionevole di farlo veramente. Ci sono altri invece che hanno il dono di infilarsi sempre in storie buffissime e raccontabili, ma le sprecano con poche semplici parole di cortesia twitterate in 160 caratteri gsm da telefoninodipendentecrostaceo, e che quando vuoi ridere per sapere in effetti cosa è successo devi interrogarli nemmeno giocassi al poliziotto buono poliziotto cattivo, e alla fine fai prima a far diventare la storia tua e a trasformarla in qualcosa del tipo: "mi ha detto mio cuggino che una volta è morto". Tanto alla gente che ascolta non interessa la tua storia, al massimo interessi tu se sai raccontarla. Ed ecco che torniamo al punto iniziale, combinare qualcuno che ha storie da raccontare con il saperlo fare è rarissimo. Soprattutto ci vuole molta pazienza per farlo. Una storia è buona se ha i tempi giusti, se ha i dettagli al momento giusto e del numero giusto. Non è come raccontare barzellette, perché le barzellette soffrono della malattia che se una storiella la chiami barzelletta nessuno vorrà ridere della barzelletta, ma ridere di chi la racconta. Mentre le storielle non hanno una battuta finale che fa scoppiare l'ilarità, dovrebbero essere uno schema con logica perversa che coglie l'attenzione qua e là tralasciando davvero il fatto in se per divertire nei dettagli, e il finale dovrebbe solo essere la parte in cui l'ascoltatore/lettore si chiede se non abbia veramente perso tempo a sentire/leggere la supercazzola brematurata con scappellamento a destra. Oppure la storiella dovrebbe semplicemente essere interrotta senza dare una spiegazione a quanto si è detto, così da incastrare l'ignaro nel vortice della ricerca della morale, che non c'è.
London – My Two Cents
Da dove potrei iniziare per descrivervi il mio confuso pensiero sulla capitale inglese? Certamente dovrei premettervi che la durata della mia vacanza è stata di poco meno di una settimana, e che è stata una vacanza di tipo turistica modello "vediamo tutto il possibile nel meno tempo possibile". Turisticamente poco mi è rimasto da vedere, un po' più sconosciuta invece è la vera essenza dell'Inghilterra. Sebbene ritengo impossibile riuscire a conoscere una cultura in poco meno di una settimana, penso di non aver visto quasi per nulla la vera vita inglese, ma se vogliamo a Londra temo sia molto difficile farlo.
Parto da questa premessa per parlare degli Inglesi tipici che ho incontrato: praticamente nessuno. Partendo da Roma con le sole conoscenze stereotipate dell'inglese medio, mi aspettavo una Londra piena di biondini dalla dubbia capigliatura e guance rosse da capillari rinfreddoliti. Mi sono ritrovato invece in una città talmente eterogenea che difficilmente sono riuscito a distinguere i turisti dai locali. Devo ammettere che nonostante la mia immodesta capacità di saper ignorare qualsiasi cosa mi circonda di dubbio interesse, ho provato un fascino piuttosto vivo per la semplicità con cui chiunque riesca a passare inosservato tra la gente. Non voglio mettermi a parlare di integrazione e di pesanti parole dal significato abusato e troppo soggettivo. Parlo della semplice capacità, o abitudine se vogliamo, di avere a fianco in metropolitana un tipo qualunque, che fa qualunque cosa: dal tipo distinto in giacca con tre birre finite e una lattina aperta, all'artista vestito con stracci e l'iphone in mano che gioca al sudoku, all'indiano che sembra uscito da un film di Bollywood pieno di colori, all'operaio raffreddato con la faccia sporca di vernice, alla vecchia in canottiera che mostra un decollettè da film horror, all'uomo distinto che sembra uscito ora da una bara. Mi potreste obbiettare che un quadro simile lo si può osservare anche sulla metro di Roma. E io vi risponderei semplicemente: "In questo quadro, le persone si sorridono."
Del resto, che la città sia viva e piena di attività lo si capisce dalle vie dello shopping. È sicuramente vero quel motto che prevede il primo viaggio a Londra per il turismo e i seguenti per la moda. Se il cibo è decisamente caro e, schifosamente (nel senso cattivo del termine), vario, per la moda i prezzi sono decisamente vantaggiosi e in effetti avrei potuto tranquillamente rifarmi il guardaroba in un paio di settimane se ne avessi avuto il tempo. Certamente avessi l'opportunità di tornare a Londra, porterei la valigia semi vuota e il portafoglio carico.
Tornando al capitolo cibo, non ho mangiato praticamente nulla di inglese tradizionale. Londra è piena di ristoranti (o bettole) etnici, dalla cucina indiana e le varie orientali molto frequenti a più o meno cucine di tutto il mondo. Cercando comunque di evitare quelle italiane e quelle talmente speziate che già da dieci metri di distanza si sente l'odore che vi porterete addosso per tutta la durata della possibile digestine di tali piatti, si arrivano a pochi e rari locali decenti in cui servono qualcosa di digeribile e sostanzioso, ma certamente i prezzi non sono dei più abbordabili. Anche qui la mia "italianità" mi ha certamente reso un pelo troppo esigente.
Non vi sto qui a descrivere la Londra turistica, quella da cartolina. Sarebbe un inutile elenco di meraviglie che conoscete tutti e che semplicemente vi consiglierei di visitare.
Permettetemi però di esaltarvi Westminster Abbey: un incredibile insieme di stili e di monumenti messi assieme che racchiudono tutta la storia inglese degli ultimi mille e più anni sottoforma di arte. Immaginatevi un immensa chiesa in cui ogni Re che si è seduto al trono abbia deciso di farci costruire un piccolo monumento, una tomba, una cappella in stile del tutto arbitrario rispetto agli stili precedenti, praticamente in una posizione casuale, e avrete talmente tante cose da vedere che il vero peccato è che prima o poi, noi turisti, dobbiamo andarcene. Fortunamente (per i sacerdoti e per le guide dell'abbazia) il divieto di fare foto mi ha impedito di chiudermici dentro a immortalare ogni piccolo particolare. Fantastica.
Tornando invece alla Londra-for-dummies, nota negativa per l'underground: temperature sahariane, ricambi d'aria assenti, stragrande maggioranza delle stazioni inaccessibili ai disabili, scale mobili da contare sulla punta delle dita, assenza di ascensori e assurdi percorsi da thriatlon tra una linea e l'altra con ostacoli tipo gradini mangiucchiati e scale in salita che portano a scale in discesa che portano al nulla (ma se una linea è chiusa, perché non la chiudono all'inizio del percorso e non alla fine?). Tra i sedili scorrazzano bacarozzi di dimensioni ragguardevoli.
Chiaramente la notevole quantità di linee è ottima per spostarsi, ogni zona della città si raggiunge abbastanza velocemente e, a parte qualche fermata molto centrale, difficilmente vedrete le calche che si vedono ad esempio nelle metro romane.
Per le Olimpiadi 2012 c'è molto da lavorare sotto questo aspetto.
Devo ammettere che Londra è una città che facilmente convince. Soho di sera è un emozione di luci e di vita rara da vedere. Di giorno forse il clima ed il cielo inglese lasciano parecchio interdetti, ma al tramonto Londra ha un fascino del tutto particolare, un fascino che difficilmente può essere descritto e che è impossibile da trovare in cartolina. Certamente sono sicuro che sono rimasto soddisfatto solamente perché in effetti ho conosciuto solo il volto della città, mai addentrandomi nei meandri della convivenza, mai avvicinandomi alla routine quotidiana londinese, mai assaporando la vita anglosassone. Ma, per concludere questo piccolo giudizio visto dagli occhi di un piccolo turista, rispetto alle altre, poche, città visitate che mi hanno tentato, Londra è certamente quella che mi ha convinto e sorpreso maggiormente.
Soddisfatto.
Scarabocchi per noia – Joker
Continuo a scarabocchiare senza saper disegnare, ma stavolta l'ho fatto solo per capire se passando un immagine per lo scanner e poi con gimp riuscissi ad avere un disegno pulito e nitido. Direi che a matita il miglior risultato è questo che vedete sotto. Non fate caso ovviamente alle proporzioni del corpo, ne alla mano con la pistola che non avevo idea di come potessi farlo.
Scarabocchi per noia – Batman
Stavo scarabocchiando a caso su un foglio trovato a caso sulla scrivania. Alla fine l'ho guardato, per caso, da lontano e mi son chiesto: "Ma cosa diamine sta facendo? In che posa innaturale sta? Cos'ha in mano?". Cose a caso su un foglio a quadretti.
L'ho appena appena tinto di marrone e posterizzato per far notare meno i quadretti blu che erano veramente disgustosi sotto la matita.







