ElleBlog Per conquistare il mondo chiedere di Elle

9gen/120

Dipendenza da EMail

Credo di avere una dipendenza da email.

Non perché ne mando tante, in realtà non ne mando praticamente mai, quanto perché mi organizzo gli account in relazione all'utilizzo che dovrei farne. Soprattutto perché oggigiorno gli indirizzi email non servono praticamente più a comunicare, bensì per le varie registrazioni a siti, applicazioni e vari.

Al momento mi ritrovo:
- Una email aziendale, assegnata in formano nome.cognome@azienda, che uso solo a lavoro.
- Una email personale ufficiale, col nome e cognome in formato semplice da ricordare, che uso per comunicazioni professionali.
- Una email per msn (che usavo anni fa anche per le mailing list dell'università).
- Una email per facebook e per gli account in forum in cui ho un certo nick.
- Una email solo per lo spam, ovvero tutti quei siti in cui bisogna registrarsi per partecipare a concorsi di merendine, yogurt, ecc, del tipo nickvecchio.spam chiocciola gmail.
- Una email per le registrazioni a forum che mi devo ricordare user e password ma che non sono importanti e in cui non scrivo (come noti forum in cui ci sono i link per "testare" i film, i forum per i sottotitoli, i forum per la musica ecc)
- Una email per le comunicazioni e le richieste per il mondo reale (ad esempio per chiedere a un negozio di elettronica dall'altra parte di Roma se hanno un componente che mi serve senza farmi 20 chilometri. Questa email non ha nome cognome ma non deve sembrare una mail di spam (altrimenti la cestinerebbero senza vederla).
- Una email che mi hanno dato comprando il dominio di questo sito
- Una email per le registrazioni a siti di scommesse online o poker online
- Poi ho una email centrale di google in cui importo la maggior parte dei precedenti, come account centralizzato in cui tengo d'occhio tutto quello che mi serve giornalmente
Queste sono le mail che attualmente ho attive.

Ne ho anche altre:
- due o tre di gmail mi sono scadute (un account viene dismesso dopo un anno di inattività) che servivano a... non ricordo!
- almeno tre sono sicuro di averle ma non ricordo la password. Ma in effetti non ricordo a cos'erano utili.
- una mi è stata assegnata aprendo il conto alla posta (che forse ora mi hanno chiuso, ma non l'ho mai usato)

Altri account probabilmente non ricordo nemmeno di averli aperti. Ma in effetti ho iniziato ad avere il cattivo vizio di farmi un account per ogni cosa. Addirittura molto spesso sono tentato di aprirne uno diverso per ogni nick (il problema è che ogni due o tre anni il mio nick mi annoia e lo cambio).
Devo trovare un modo per eliminarne qualcuno, probabilmente mi si alleggerirebbe anche la porzione di cervello dedicata alla memoria delle password (che ovviamente non scrivo da nessuna parte perché poi ho sempre paura che qualcuno mi entri negli account).

4gen/121

La prima potatura

La tristezza è quando allo specchio, alzando gli occhi, si nota come la genetica sia più forte di qualsiasi lozione fermatempo.
I capelli ci sono, certo, ma ci sono e non ci sono. Grosse radure rosa si estendono da ogni parte del capo, facendomi sembrare vecchio, stanco, e soprattutto mi fanno sembrare troppo intelligente.
Si sa che chi pensa molto scalda troppo il cervello e a risentirne sono i bulbi piliferi. Lo dice la scienza!
Non a caso i più grandi scienziati sono calvi (Einstein, detto il capellone, usava chiaramente farsi trapiantare i capelli da una capra riccia delle ande).
E così armato di odio verso l'umanità intera, e dei geni che da entrambe le famiglie non mi davano speranze di mantenere la mia chioma da virile uomo copertina dei peggiori Harmony da due euro, mi accingevo a caricare la macchinetta per darmi una bella potatura.

E così settai la macchinetta a 1 millemetro.
E l'avvicinai alla testa.
E poi l'allontanai.
Due millimetri è meglio, in fondo non sono ancora calvo.
E l'avvicinai alla testa.
E poi l'allontanai.
Mi chiesi perché avrei dovuto farlo, proprio in quel momento. Avrei potuto rimandare a dopo il 2012, sperando che le profezie di Voyager si avvereranno.
Poi mi guardai allo specchio, vidi un giovanotto con i capelli da vecchio, che sembrava uscito da un party del millesettecento.
Accesi la macchinetta.
L'avvicinai alla testa.
La poggiai alla testa.
La mossi con un deciso movimento verso l'alto.
Addio, mondo crudele.
Il primo ciuffo cadde verso il basso.
 

Fu un lavoro estenuante, talmente estenuante che in effetti avevo parecchi capelli da tagliare. La macchinetta alla fine era agonizzante e scarica.
Al principio sembrai un uomo sotto chemio, in effetti avere i capelli cortissimi all'improvviso sembra più una malattia che la liberazione dalla satanica stempiatura.
Poi, piano piano, mi abituai al mio nuovo aspetto da testarosa, in effetti mi piaceva, potevo addirittura dire che dopo tanto tempo mi sentivo piuttosto libero.
Finalmente non mi fissavo a guardare l'attaccatura dei capelli che piano piano andava sempre più in alto. Adesso i capelli non c'erano praticamente più.
Mia madre probabilmente mi ha considerato (anche lei finché non si è abituata) un criminale, o ancora peggio, un giovane. Le sue parole: "Ma Luca, solo i giovani si fanno i capelli così".
Non capisco cosa voglia intendere, ma credo che il sottinteso sia molto peggio di quello ad una prima analisi possa sembrare.

Almeno, affronterò la fine della mia giovinezza con un taglio alla moda.

 

17dic/110

Chiudere il conto BancoPosta – L’impresa

Sapete quelle frasi che avete sempre sognato di dire, quella tipo "c'è un dottore a bordo?" oppure "Luke, io sono tuo padre?" o simili?
Certo la frase "chiamerò i Carabinieri" urlato in un ufficio postale non è proprio il massimo, però ce l'ho fatta.
 
Succede che dopo qualche anno di conto Bancoposta decido con la sorella di chiuderlo e trasferirmi altrove, gli interessi del conto postale erano ridotti a zero e nonostante il periodo di crisi esiste ancora qualche banca (fisica, non online) che propone buone offerte. Così senza indugio apro il conto (perdonatemi se non scrivo il nome della banca dove sono andato perché non voglio fare pubblicità alla Barclays) altrove e fiducioso della legge Bersani sull'azzeramento dei costi di chiusura conto e su tutte le leggi che proteggono il consumatore dalla vessazione bancaria, cerco di capire come chiudere il conto alla posta.

Telefono quindi al mio ufficio postale e chiedo un appuntamento all'ufficio finanziario per chiudere il conto. La donna che mi risponde, in un tono acidulo da dipendente-crocchetta-schiava-presuntuosa mi dice con arroganza statale che per quest'anno i conti non si potevano più chiudere (parlo di inizio dicembre 2011) e che l'appuntamento per la chiusura sarebbe stato per Gennaio. Inoltre mi dice che dal giorno in cui firmerò la chiusura del conto, la posta si prende due mesi effettivi per chiudere la contabilità e liquidare il saldo (da contratto sarebbero 20 giorni lavorativi, circa un mese).
Al che decido con la sorella di andare direttamente all'ufficio postale e obbligarli a farci chiudere il conto.
Troviamo probabilmente la stessa donna-acida-odiosa (o un'altra tanto la gente odiosa ha sempre lo stesso aspetto e la stessa voce) che ci ripete la pappardella dell'impossibilità di chiudere un conto al momento e di tornare a Gennaio, adducendo come scusa anche un fantomatico blocco del sistema.

Iniziamo una discussione fatta di: "mi firmi un documento in cui lei dichiara che ad oggi io non posso chiudere il conto" con risposte tipo: "io schiava, io dipendente, io non può decidere, io chiedere". Esce, quasi scappando, e si chiude dietro le quinte dell'ufficio postale. Dopo un attesa di una decina di minuti, torna dicendo (questa è bella): "Ho parlato con la direttrice che non c'è.". La direttrice che non c'è. Bellissima. "E non posso chiudervi il conto, dovete chiamare questo numero e parlare direttamente con lei domani mattina, vi fisserà lei un appuntamento."
Al che ovviamente non potevamo andarcene in quel modo, uscendo mi giro con fare da vecchio bacucco pazzo (come accade sempre nei film) e lancio la maledizione: "Se non ci da l'appuntamento a breve chiamerò i carabinieri!". Ovviamente tentando di farmi sentire da più persone possibili.
A dir la verità un anziano (i giovani alla posta non ci sono mai, deve essere una specie di legge sui "100 passatempi inutili quando siete in pensione" che gli anziani passano la mattinata alla posta) ci ha confidato, con tono cospiratorio senza farsi sentire da nessuno, che anch'egli stava per passare altrove.

Detto questo, nota a chiudere, il conto siamo riusciti a chiuderlo solo oggi (il 17 dicembre), e probabilmente mi verrà addebitato pure il bollo del 2012. Consiglio personale, scappate dalla Posta.

10nov/110

13 Euro

13 Euro.
E' il mio aumento netto dello stipendio mensile per anzianità.

Nemmeno 3 giorni di benzina.
Forse una pizza e una birra.
Sicuramente posso permettermi un libro tascabile in più al mese.

E qualcuno ha anche il coraggio di dirmi che non so godere dei miei soldi!

3apr/110

I dolori del giovane tennista

Dopo circa 10 anni torno a giocare a tennis.

Quattro erano invece gli anni che non facevo alcuna attività fisica, ed ecco la lista delle parti anatomiche che NON mi dolgono oggi:

.

 

Il "giovane" del titolo è solo di incoraggiamento, ovviamente.

 

11set/100

London – My Two Cents

Da dove potrei iniziare per descrivervi il mio confuso pensiero sulla capitale inglese? Certamente dovrei premettervi che la durata della mia vacanza è stata di poco meno di una settimana, e che è stata una vacanza di tipo turistica modello "vediamo tutto il possibile nel meno tempo possibile". Turisticamente poco mi è rimasto da vedere, un po' più sconosciuta invece è la vera essenza dell'Inghilterra. Sebbene ritengo impossibile riuscire a conoscere una cultura in poco meno di una settimana, penso di non aver visto quasi per nulla la vera vita inglese, ma se vogliamo a Londra temo sia molto difficile farlo.

Parto da questa premessa per parlare degli Inglesi tipici che ho incontrato: praticamente nessuno. Partendo da Roma con le sole conoscenze stereotipate dell'inglese medio, mi aspettavo una Londra piena di biondini dalla dubbia capigliatura e guance rosse da capillari rinfreddoliti. Mi sono ritrovato invece in una città talmente eterogenea che difficilmente sono riuscito a distinguere i turisti dai locali. Devo ammettere che nonostante la mia immodesta capacità di saper ignorare qualsiasi cosa mi circonda di dubbio interesse, ho provato un fascino piuttosto vivo per la semplicità con cui chiunque riesca a passare inosservato tra la gente. Non voglio mettermi a parlare di integrazione e di pesanti parole dal significato abusato e troppo soggettivo. Parlo della semplice capacità, o abitudine se vogliamo, di avere a fianco in metropolitana un tipo qualunque, che fa qualunque cosa: dal tipo distinto in giacca con tre birre finite e una lattina aperta, all'artista vestito con stracci e l'iphone in mano che gioca al sudoku, all'indiano che sembra uscito da un film di Bollywood pieno di colori, all'operaio raffreddato con la faccia sporca di vernice, alla vecchia in canottiera che mostra un decollettè da film horror, all'uomo distinto che sembra uscito ora da una bara. Mi potreste obbiettare che un quadro simile lo si può osservare anche sulla metro di Roma. E io vi risponderei semplicemente: "In questo quadro, le persone si sorridono."

Del resto, che la città sia viva e piena di attività lo si capisce dalle vie dello shopping. È sicuramente vero quel motto che prevede il primo viaggio a Londra per il turismo e i seguenti per la moda. Se il cibo è decisamente caro e, schifosamente (nel senso cattivo del termine), vario, per la moda i prezzi sono decisamente vantaggiosi e in effetti avrei potuto tranquillamente rifarmi il guardaroba in un paio di settimane se ne avessi avuto il tempo. Certamente avessi l'opportunità di tornare a Londra, porterei la valigia semi vuota e il portafoglio carico.
Tornando al capitolo cibo, non ho mangiato praticamente nulla di inglese tradizionale. Londra è piena di ristoranti (o bettole) etnici, dalla cucina indiana e le varie orientali molto frequenti a più o meno cucine di tutto il mondo. Cercando comunque di evitare quelle italiane e quelle talmente speziate che già da dieci metri di distanza si sente l'odore che vi porterete addosso per tutta la durata della possibile digestine di tali piatti, si arrivano a pochi e rari locali decenti in cui servono qualcosa di digeribile e sostanzioso, ma certamente i prezzi non sono dei più abbordabili. Anche qui la mia "italianità" mi ha certamente reso un pelo troppo esigente.

Non vi sto qui a descrivere la Londra turistica, quella da cartolina. Sarebbe un inutile elenco di meraviglie che conoscete tutti e che semplicemente vi consiglierei di visitare.
Permettetemi però di esaltarvi Westminster Abbey: un incredibile insieme di stili e di monumenti messi assieme che racchiudono tutta la storia inglese degli ultimi mille e più anni sottoforma di arte. Immaginatevi un immensa chiesa in cui ogni Re che si è seduto al trono abbia deciso di farci costruire un piccolo monumento, una tomba, una cappella in stile del tutto arbitrario rispetto agli stili precedenti, praticamente in una posizione casuale, e avrete talmente tante cose da vedere che il vero peccato è che prima o poi, noi turisti, dobbiamo andarcene. Fortunamente (per i sacerdoti e per le guide dell'abbazia) il divieto di fare foto mi ha impedito di chiudermici dentro a immortalare ogni piccolo particolare. Fantastica.

Tornando invece alla Londra-for-dummies, nota negativa per l'underground: temperature sahariane, ricambi d'aria assenti, stragrande maggioranza delle stazioni inaccessibili ai disabili, scale mobili da contare sulla punta delle dita, assenza di ascensori e assurdi percorsi da thriatlon tra una linea e l'altra con ostacoli tipo gradini mangiucchiati e scale in salita che portano a scale in discesa che portano al nulla (ma se una linea è chiusa, perché non la chiudono all'inizio del percorso e non alla fine?). Tra i sedili scorrazzano bacarozzi di dimensioni ragguardevoli.
Chiaramente la notevole quantità di linee è ottima per spostarsi, ogni zona della città si raggiunge abbastanza velocemente e, a parte qualche fermata molto centrale, difficilmente vedrete le calche che si vedono ad esempio nelle metro romane.
Per le Olimpiadi 2012 c'è molto da lavorare sotto questo aspetto.

Devo ammettere che Londra è una città che facilmente convince. Soho di sera è un emozione di luci e di vita rara da vedere. Di giorno forse il clima ed il cielo inglese lasciano parecchio interdetti, ma al tramonto Londra ha un fascino del tutto particolare, un fascino che difficilmente può essere descritto e che è impossibile da trovare in cartolina. Certamente sono sicuro che sono rimasto soddisfatto solamente perché in effetti ho conosciuto solo il volto della città, mai addentrandomi nei meandri della convivenza, mai avvicinandomi alla routine quotidiana londinese, mai assaporando la vita anglosassone. Ma, per concludere questo piccolo giudizio visto dagli occhi di un piccolo turista, rispetto alle altre, poche, città visitate che mi hanno tentato, Londra è certamente quella che mi ha convinto e sorpreso maggiormente.

Soddisfatto.

8set/101

Scarabocchi per noia – Joker

Continuo a scarabocchiare senza saper disegnare, ma stavolta l'ho fatto solo per capire se passando un immagine per lo scanner e poi con gimp riuscissi ad avere un disegno pulito e nitido. Direi che a matita il miglior risultato è questo che vedete sotto. Non fate caso ovviamente alle proporzioni del corpo, ne alla mano con la pistola che non avevo idea di come potessi farlo.

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6set/100

Scarabocchi per noia – Batman

Stavo scarabocchiando a caso su un foglio trovato a caso sulla scrivania. Alla fine l'ho guardato, per caso, da lontano e mi son chiesto: "Ma cosa diamine sta facendo? In che posa innaturale sta? Cos'ha in mano?". Cose a caso su un foglio a quadretti.

L'ho appena appena tinto di marrone e posterizzato per far notare meno i quadretti blu che erano veramente disgustosi sotto la matita.

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24lug/100

Caldo in tangenziale

Il tutto grazie a uno smartista che si è schiantato lateralmente in tangenziale, alle due del pomeriggio.

Un ora di fila. Ringraziamo l'inventore dell'aria condizionata tutti assieme.

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1mag/101

Internazionali ATP Roma 2010 – Foto

Per le altre foto dovrete aspettare Fabio.

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